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la gazzetta sul bancone shevenchko

La Gazzetta dello Sport del 24 agosto 2000 dedicò un bellissimo articolo ad Andriy Shevchenko, attaccante di punta e leggenda indiscussa del Milan. Il Milan che a tutti piace ricordare, poichè in quell’epoca venne scritta la storia del calcio italiano e mondiale e nacquero nuovi idoli capaci di emozionare le nuove generazioni di tifosi appassionati di calcio.

Crediti foto: gazzetta.it

Sheva approdò al Milan nel 1999, chiudendo la sua prima stagione con la bellezza di 24 gol e il titolo di capocannoniere del campionato. Alessandra Bocci, giornalista della Rosea, definì l’ucraino “il Principe del gol” per i suoi gol pesanti, spesso e volentieri belli e per il suo spirito di squadra.

Quando uno nasce e vive a Kiev può anche essere un principe, ma è normale che impari il calcio democratico. […] “Vedi, basta un tiro e ti dicono bravo”, rifletteva l’altra notte all’aeroporto Andriy Shevchenko con gli occhi rossi dal sonno. “Un tiro alla fine è merito di tutti. Siamo bravi tutti, lo dico perchè ci credo.

Sheva sapeva di non essere un gregario, sapeva perfettamente che nel calcio c’era chi facesse la differenza in campo ben più di altri. Eppure era consapevole di cosa significasse essere veramente un team coeso, della serie “si vince e si perde da squadra”.

A prima vista potrebbe sembrare un giocatore perfetto, ma il campione fatto e finito non esiste: esiste il campione che cresce e se si ferma è un campione già finito. […] Intanto corre con una semplicità stupefacente: la potenza non gli manca, la resistenza nemmeno, come pure i gol (e qualche volta sono splendidi). Ed è tra i primissimi del mondo, dice il moderato Zaccheroni; è il primo del mondo, dice l’entusiasta Galliani.

https://www.youtube.com/watch?v=XWUI_i0rVoU

Una marcia in più dentro e fuori dal prato di San Siro, quel giovane attaccante ce l’aveva. Era più naturale degli altri: non nascondeva magliette sponsorizzate, non si pavoneggiava con i giornalisti, non aveva la presunzione di essere qualcun’altro, men che meno di considerarsi più dotato, più capace, più prestante.

Con Ronaldo fuori da troppo tempo, è lui la vera faccia giovane del calcio mondiale, ma ancora si stupisce se qualcuno glielo dice e continua a credere che il calcio sia un affare collettivo e non una galleria di protagonisti.

Forse fu proprio questo a rendere Shevchenko un calciatore speciale, “a diamond in the rough” come si è soliti dire in inglese. Oltre alla sua tecnica, alla sua precisione, al suo carisma, era un ragazzo dai pensieri concreti. Un ragazzo capace di porsi degli obiettivi comuni, per raggiungere una meta condivisa.

Il Milan non è fatto di giovani o di vecchi, è fatto di giocatori che sanno di dover giocare l’uno per l’altro.”

Andriy Shevchenko

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