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Ormai la stagione del Milan è irrimediabilmente compromessa. I tifosi sono in rivolta, la società sembra essere allo sbando c’è mancanza totale di mentalità da squadra vincente che ha da sempre caratterizzato di Diavoli Rossoneri.

Oltre tutto si sente la mancanza di singoli talenti che dovrebbero, o avrebbero dovuto, risollevare le sorti di questa stagione maledetta. Giocatori in grado di risolvere partite intricate con un lampo di genio, giocatori dal forte carisma, seri professionisti e perle che tutta Europa un tempo ci invidiava, giocatori come il Tulipano Nero.

Il 1° Settembre 1962, nasce ad Amsterdam da mamma olandese e papà del Suriname, Dil Gullit.
Sin da piccolo, Gullit, ha subito visto il suo futuro in grande, come effettivamente è stato, tanto che a soli 16 anni, decide di cambiare nome in Ruud Gullit, perchè, a suo dire, suona meglio per un top player.

Il suo talento è limpido fin dai primi calci al pallone dati per una squadra dilettantistica olandese. Fa il suo esordio tra i professionisti con l’Haarlem nella stagione 1979-80 a soli 16 anni. Rimane all’Harlem per 3 stagioni, segnando 32 gol e collezionando 91 presenze. La sua consacrazione a livello internazionale però la ottiene giocando con il PSV Eindhoven, dove gioca per due stagioni, vincendo 2 scudetti e entrando a far parte della Nazionale Orange.

La sua storia si lega ai colori rossoneri nell’estate del 1987, quando viene acquistato dal PSV per 13,5 miliardi di lire. Una delle prime stelle degli invincibili di Sacchi approda a San Siro.

Già nel suo primo anno da rossonero, si conferma un centrocampista fortissimo. Fa il suo esordio in Coppa Italia contro il Bari, segnando il gol del 4-0, e in Campionato sarà fondamentale per la rimonta ai danni della capolista Napoli nella quale giocava un certo signor Diego Armando Maradona. Il Milan grazie anche al suo Tulipano Nero, scavalcherà i partenopei in classifica, andando a vincere il suo 11esimo scudetto.

Sempre nel 1987 vince il Pallone D’oro, per la grande stagione disputata sia con il PSV, che con il Milan e Nazionale.

Gli anni della sua esplosione in rossonero sono però il 1988-1991. In 3 anni il Milan vince tutto, 2 Coppe dei campioni (1988-1989; 1989-1990), 2 Supercoppe Europee (1989-1990; 1990-1991) 2 Coppe Intercontinentali (1989-1990; 1990-1991).

Tra le sue partite più memorabili ci sono sicuramente il 5-0 rifilato al Real in Coppa Campioni nel 1988-1989, ma sopratutto la finale disputata contro la Steaua Bucarest.Il match si gioca a Barcellona il 24 Maggio 1989 e in quella serata brillano tutte le stelle Rossonere allenate da Sacchi, in particolare, Gullit quella sera segnerà 2 gol. La partita sarà senza storia, 4-0 per i Rossoneri e terza Coppa dei Campioni che vola in Italia.

La sua avventura in maglia Rossonera si concluderà nel 1993-1994, quando si trasferirà alla Sampdoria, dove diventerà il campione di riferimento arrivando a trascinare i blucerchiati fino alla vittoria in Coppa Italia.

La stagione successiva fa ritorno al Milan, dove riesce a vincere ancora una SuperCoppa Italiana, prima di giocare l’ultima partita con la maglia rossonera, il 30 Ottobre 1994. Lascerà il calcio giocato nel 1997, dopo una breve parentesi londinese al Chelsea.

La storia di Gullit è ricca di fascino, è da molti considerato il prototipo del centrocampista moderno. E’ stato una vera e propria forza della natura e ha anche lasciato un ricordo indelebile nei suoi tifosi, oltre che per lo strapotere fisico e tecnico mostrato a centrocampo, anche per la sua simpatia. Infatti è sempre stato un giocatore allegro e ha sempre fatto sorridere con i suoi simpatici dreadlock.

Diego Armando Maradona ha detto di lui: “Un toro… Era più brutale che tecnico, però suppliva a tutto con la sua potenza, la sua preparazione fisica.”

Insomma, un giocatore d’altri tempi, un fenomeno che il Milan di adesso si sogna, purtroppo ci tocca vivere di ricordi, in attesa di tempi migliori e sperando possa sbocciare presto un nuovo tulipano.

@TheRub14

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ruben.cazzola@gmail.com

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