Pioli Il Bianco e come liberare il Milan dalla sua Terra di Mezzo

Metti una sera a San Siro, gli spalti deserti, il secondo blu senza i suoi cori d’accompagnamento e il Deborah’s Theme del compianto Ennio Morricone nell’aria. Metti una squadra che poco a poco si sta riscattando e che in quella stessa sera, dopo un iniziale 0-2 neanche troppo sofferto, ribalta il risultato (4-2) con delle azioni e soprattutto dei gol magistrali. Quella squadra non è la Juventus signori e signore, bensì il Milan di Stefano Pioli.

Sceso dal Paradiso all’Inferno in seguito al pessimo operato di Marco Giampaolo, nessuno gli avrebbe dato un centesimo. Ricordiamo come se fosse ieri le lamentele e gli insulti dei nostri compagni di tifo, che al posto di Pioli Il Grigio avrebbero decisamente preferito vedere Luciano Spalletti.

Il 9 ottobre 2019, giorno della sua conferenza stampa di presentazione, Stefano dichiarava: “Ho tratto insegnamenti da tutte le esperienze. Bisogna pretendere. I miei giocatori devono dare il massimo. Abbiamo le potenzialità. Solo con sacrificio e rinuncia ad egoismi individuale si ottengono certi risultati”. Ci è voluto tempo prima di tornare ad essere una squadra, un gruppo unito e compatto, dove non prevalgono i singoli bensì la mentalità di gruppo, la voglia di fare bene senza prevaricare l’altro e senza imporsi in alcun modo.

Forse si è trattato di sotttoporsi ad un vero trattamento a base di sacrifici e di rinunce, forse è stato l’avvento del COVID-19 e il conseguente tremendo lockdown che ha fermato l’Italia per quasi due mesi. Infondo, è bene non perdersi nella ricerca di qualcosa che a tratti è magico ed inspiegabile.

Stefano Pioli in questi mesi ha attuato una vera e propria trasformazione dell’A.C.Milan e a lui vanno attribuiti sicuramente tanti meriti: aver riportato una squadra in zona di retrocessione ai vertici della Serie A, aver dato un senso di collettività e di unità all’interno di un gruppo di ragazzi estremamente giovani e a tratti ancora un pochetto acerbi, aver fatto leva sulla figura-cardine che è Ibra e sulla sua filosofia, essersi tenuto lontano dalle polemiche on e off-pitch, aver mantenuto un tono di pacatezza, calma e riflessione in ogni singola situazione.

In un momento di massima incertezza, calcisticamente parlando, in cui il destino di Stefano è letteralmente appeso ad un filo a causa del possibile arrivo di Ralf Rangnick, non possiamo mettere da parte l’operato di Pioli e non riconoscergli i meriti che gli spettano. Noi di Kilpin Cafè lo diciamo con il cuore il mano e con un sincero ringraziamento, perchè se oggi siamo a tornati a scrivere due righe è anche grazie a quello che Stefano Pioli ha saputo ridarci dopo fin troppo tempo.

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